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CASTEL SANT’ELMO – CONCORSO GIOVANI ARTISTI
Questo lo saprei fare anch’io. Il contemporaneo ricerca il suo pubblico
Si è conclusa la fase di valutazione dei 112 progetti dei giovani artisti
ammessi alla prima edizione del Concorso “un’Opera per il Castello”.
La giuria del Concorso ha selezionato il vincitore:
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Primo Premio |
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Anastatica sensibile
Daniela
Di Maro |
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| Da una piattaforma in
legno posta in alto, pendono innumerevoli tubi trasparenti in pvc.
Ognuno di questi ultimi sorregge, all’altezza di circa un metro da
terra, una pianta dalle particolari caratteristiche: la Rosa di Jericho.
Un sensore di movimento posto all’ingresso della sala, al passaggio dei
fruitori, innescherà un congegno interattivo di lenta irrigazione che
farà defluire, partendo da una cisterna posta in alto, una dose
specifica di acqua, attraverso i tubi e fino alle piante. Ogni Rosa di
Jericho è provvista di una piccola base in bamboo, capace di accogliere
al suo interno l’acqua in accesso e lasciarle così schiudere in pochi
minuti. Questo processo di irrigazione verrà gestito da un software che,
in maniera casuale, sceglierà le piante da irrigare determinando, con
dei parametri studiati appositamente, la frequenza di somministrazione
d’acqua, la durata e la sua interruzione. Questa modalità di irrigazione
discontinua farà in modo da non avere mai tutte le piante “sbocciate” ma
soltanto alcune e in stretta corrispondenza al numero di presenze dei
visitatori. Le altre piante non annaffiate, resteranno chiuse fino al
prossimo input. Ogni impulso dato dal sensore, oltre ad innescare il
flusso dell’acqua in uno dei condotti, attiverà una luce led in sua
corrispondenza, illuminando, dall’alto, la pianta in attesa di
rigenerarsi. La Rosa di Jericho ha un forte valore simbolico poiché,
oltre ad avere una simbologia religiosa (viene detta anche "pianta della
resurrezione" dal greco ανάσταση, resurrezione), è considerata sin dai
tempi remoti, l'unico talismano vivente. Si ritiene ancora oggi che chi
coltiva con amore una Rosa di Jericho, attira su di sè l'amore, la
salute, la pace e l'armonia con se stesso e con il mondo. Inoltre, se la
Rosa compie regolarmente il suo ciclo di morte e rinascita, il suo
possessore otterrà, in cambio delle sue premure, la buona sorte. |
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| Come previsto dal bando, il
vincitore è stato selezionato insieme a
10 Finalisti: |
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| Menzione Speciale |
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Follow me, without exception |
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Francesco Fossati |
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“Follow me,
without exception” è un progetto che comprende performance e
fotografia ed è volto a coinvolgere il pubblico del museo in
maniera diretta, stimolando la sua sensibilità e cercando di
condurlo ad osservare le opere (ma non solo quelle) in maniera
nuova. La performance consiste nel far accompagnare il pubblico
del museo da via Tito Angelini 22 sino all’ingresso del museo,
ogni singolo visitatore verrà preso per mano e condotto per il
percorso da una persona diversamente abile. Quest’opera cerca di
dare uno stimolo al pubblico, il lasciarsi guidare da chi non
avremmo mai pensato potesse farlo è un modo per incoraggiare lo
spettatore ad andare alla ricerca del significato delle opere,
non fermarsi solamente al loro aspetto estetico. Da questa
esperienza performativa nascerà il progetto fotografico, alcuni
dei visitatori verranno fotografati durante il tragitto percorso
mano nella mano con i loro accompagnatori, da questo materiale
fotografico verranno scelti tre scatti che verranno stampati nel
formato di 150 x 110 cm e incorniciati. Le stampe verranno poi
esposte durante la mostra del progetto diventando così la
documentazione della performance, ma al tempo stesso un’opera
che mette il pubblico in una posizione centrale, infatti è
pubblico sia chi guarderà il lavoro sia chi è raffigurato
all’interno del lavoro. E’ come se il visitatore utilizzasse il
museo per guardare a sè stesso. |
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Castle Sound |
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Alessio
Ballerini, Pietro Riparbelli |
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Castle Sound è un progetto site-specific di sound art.
Attraverso una mappatura sonora del castello e successiva
performance live ed installazione, realizzate con i suoni
registrati all’interno degli spazi stessi, sarà proposto un modo
innovativo di fruire, ri-scoprendo lo spazio interno ed
esterno di Castel Sant’Elmo, cornice suggestiva adatta ad
ospitare gli eventi proposti in chiave contemporanea. Saranno
ripresi anche i suoni, utilizzando le più moderne tecnologie,
delle aree esterne circostanti e quindi flora, fauna e le
armonie della natura in genere, promuovendo così all’ascoltatore
l’ecologia acustica ed una maggiore attenzione per la
salvaguardia del paesaggio sonoro. L’idea di questo progetto è
creare un evento a cavallo tra antico e contemporaneo e fare di
questo connubio il suo valore aggiunto, sfruttando i luoghi
secolari introducendovi nuova linfa vitale grazie all’arte
contemporanea. Il progetto vuole mostrare il processo stesso di
creazione di un’opera; dall’indagine fino alla realizzazione. È
sviluppato su tre piani: 1- una mappatura sonora del castello -
archiviazione e archeoacustica (foto arti- stico-rappresentative
e suoni) 2- un’installazione sonora - abitare l’opera 3- una
sound-performance realizzata con le sorgenti sonore riprese
all’interno e all’esterno - ri-significazione dei luoghi. Tutto
nasce dall’intenzione di considerare un luogo antico ed un luogo
contemporaneo espositivo come unico contesto in cui si svolge
l’azione. I luoghi antichi ed in special modo i castelli
conservano al loro interno tracce del vissuto storico ed
un’atmosfera magica e misteriosa che da queste deriva. Il fulcro
di questa indagine è proprio di esplorare le fessure
dimensionali di questi spazi con lo scopo di analizzare il
passato per mostrarlo attraverso il mezzo dell’arte.
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Altalene |
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Giulia Beretta, Francesca Borrelli, Silvia Lacatena |
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La prima
caratteristica dell'opera d'arte che abbiamo immaginato e' lo spazio che
l'avrebbe circondata. Per noi e' il castello l'opera d'arte in se.
Questo che a primo impatto potrebbe sembrare una contraddizione, diventa
la dichiarazione d'intenti di un progetto che prima di interessarsi del
significato simbolico, della pregevolezza artigianale o del valore
estetico dell'oggetto si lascia suggestionare dallo spazio del piazzale
d'armi. In tal senso non puo' che diventare strumentale al godimento e
alla fruibilita' della piazza, terrazzo, contenitore d'arte e di storia,
corte e recinto, sulla citta', nella citta' e allo stesso tempo isolata
da essa. Abbiamo deciso di rinunciare al monolitismo dell'opera d'arte
unica, che concentra l'attenzione su di se' e divide attentamente lo
spazio tra arte e pubblico: elementi diffusi, altalene di altezze e
dimensioni diverse, costruite con i materiali piu' disparati, disperse
nella piazza d'armi permettono alle persone di riappropriarsi di uno
spazio pubblico, di riscoprirne il valore collettivo. Lo spazio esterno
al museo diventa luogo di socialita' e contenitore di un arte che si
compie interagendo con le persone. Attraverso la dimensione ludica si
riscopre una perduta capacita' di godere semplicemente dei luoghi,
l'altalena e' un gioco per comprendere lo spazio e l'arte. L'opera e' in
continuo movimento, rumorosa e invadente riempie il vuoto ma allo stesso
tempo garantisce nella sua semplicita' strutturale la massima
versatilita', al momento opportuno sa smontarsi e sparire. |
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Migrazione-Immigrazione |
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Fabrizio Cotognini |
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Il progetto che vorrei
proporre riguarda una riflessione contemporanea sul concetto della
migrazione-immigrazione. Proprio per questo motivo ho scelto di lavorare
con la metafora dell'Uccello simbolo perenne della rappresentazione
dell'anima e quindi della parte spirituale dell'uomo. In questo lavoro
la figura dell'uccello perde la valenza simbolica legata al fisiologo
medievale, pur mantenendo l'iconografia che gli è propria, ma viene
riproposto in una chiave metaforica contemporanea, assumendo cioè tutti
quelli che sono i comportamenti dell'individuo all'interno della
società: ad esempio la meschinità nel caso del cuculo, l'intimità nel
passero solitario, la forza nel picchio di Marte, etc. Gli uccelli
divengono cosi' il soggetto di un moto di gioco di parole.
Migrazione-Immigrazione. Due temi contrari e paralleli. Le migrazioni
sono spostamenti che gli animali compiono in modo regolare, periodico
(stagionale), lungo rotte ben precise (ed in genere ripetute), e che
coprono distanze anche molto grandi, ma che, poi, sono sempre seguiti da
un ritorno alle zone di partenza. In questo caso l'uccello segue il suo
istinto naturale. L'immigrazione invece è il trasferimento permanente o
temporaneo di gruppi di persone in un paese diverso da quello di
origine; dal punto di vista del luogo di destinazione il fenomeno prende
questa denominazione, proprio questo fenomeno che spesso è indotto e
forzato da situazioni socio-politiche. Il lavoro si pone proprio come un
calembour che permette all'osservatore di essere complice di questo
esodo contemporaneo. |
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Cambiamento di
Paradigma |
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Giulio
Delvè |
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Il
progetto “Cambiamento di paradigma” nasce con l’intento
di mettere in relazione elementi
apparentemente lontani sia temporalmente che concettualmente,
evidenziare delle connessioni che altrimenti sfuggirebbero per
rielaborare da una nuova prospettiva la nostra storia passata,
presente e futura; con l’intento di esaminare e meglio
comprendere alcune dinamiche del nostro quotidiano, l'analisi
quindi di alcuni avvenimenti di un periodo storico come
strumento per conoscere il presente, per comprendere ciò che
accade, ma anche ciò che siamo, attraverso punti di vista
diversi. Di fondamentale importanza saranno: - il coinvolgimento
del pubblico come testimone dei momenti idiosincratici della
nostra vita culturale e collettiva - lo spazio museale come
luogo nel quale i significati definiti sono annullati e dove lo
spettatore è direttamente implicato nell’emergere di significati
diversi, i quali diventano visibili solo attraverso l’opera e la
nostra percezione della stessa. Il progetto si svilupperà in tre
azioni, (una delle quali si svolgerà all’esterno del museo)
prevedendo l’interazione fisica ed emotiva in un processo comune
delle persone e dei visitatori, che diventeranno performer, al
contempo partecipanti e spettatori. |
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Arca |
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Michele Giangrande |
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Un'arca contemporanea, ludica e al tempo stesso inquietante,
costruita attraverso l'assemblaggio di semplici cartoni da
imballaggio. Come un'immensa costruzione "Lego" questa nave trasporterà tutti coloro che vorranno navigare i mari dell'arte, andare "oltre", salvarsi dal diluvio universale della banalità e che non si soffermeranno soltanto a dire: "Questo lo saprei fare anch'io". |
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30 22 8070 |
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Antonio Domenico Mancini |
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Il
progetto 30_22_8070 prende il nome dal codice di un cannone
giocattolo di un noto brand di articoli per bambini. Il progetto
immaginato per Castel Sant'Elmo infatti consiste nella
realizzazione di cinque cannoni di vetroresina a dimensione
reale, in scala ai cannoni esposti nel castello, posti sulle
passerelle della piazza d'armi e puntati sulla citta'. Il lavoro
prende le mosse dalle vicende storiche del castello, in
particolare dalle vicende della Repubblica Napoletana del 1799,
essendo stato il castello il primo luogo conquistato dai
giacobini che proprio nella piazza d'armi piantarono il primo
albero della liberta'. I cannoni saranno 5 come i mesi della
Repubblica e le munizioni saranno palle di carta resinata con i
testi dei proclami della Repubblica, testi che il museo potra'
stampare e dare ai visitatori perche' possano spararli sulla
citta' recuperando, anche sul piano ludico, il ruolo del
castello nel tessuto cittadino ed i valori che condussero la
Rivoluzione del '99. |
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I guardiani del
castello |
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Mariagrazia
Pontorno |
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Pur
non essendo napoletana ho molto a cuore Castel S. Elmo perché
diversi anni fa ho partecipato alla XII Biennale del
Mediterraneo: per due settimane l’ho visitato quotidianamente e
la pianta mi è familiare. Faccio questa premessa perché quando
ho letto il bando ho pensato al castello non come contenitore di
opere, ma come opera che non ha bisogno di nulla se non di
essere riconosciuta. Il mio progetto è legato proprio a questa
considerazione. Di solito lavoro con l’installazione e il video
ma temo che in questo caso usare le nuove tecnologie sia poco
consigliabile da diversi punti di vista: videoproiezioni e
installazioni sonore risulterebbero obsolete (tecnologicamente
parlando) dopo pochi anni; e si rischierebbe di installare opere
già vecchie in partenza, perché non c’è un budget tale da
consentirne l’aggiornamento e la manutenzione. Inoltre
(esperienza che ho vissuto più volte da spettatrice), spesso le
opere che richiedono di essere azionate risultano spente o non
funzionanti, ed è desolante. L’idea che propongo si basa sulla
riflessione che ogni scorcio e ogni panorama di Castel S.Elmo è
già un’opera, se la si guarda dedicandole il tempo che merita.
Si tratta di piccoli interventi che attraversano tutto il
castello, situati sia all’interno che all’esterno. In
particolare, cuscini di diverse fogge e colori disegnati da me
(e rivestiti con materiali resistenti, di recupero e facili ed
economici da sostituire) per gli interni; e sedie di cinema e
teatri napoletani dismessi. Tutti gli scorci individuati
verrebbero contrassegnati da un cuscino o una sedia che indica
il luogo da cui è consigliato godere della vista del castello e
del panorama. Un’etichetta museale (luminosa negli interni e
fluorescente negli esterni) darà il titolo alla veduta. Per es.
in prossimità di una finestra del porticato una sedia di legno
da cui ammirare il panorama, e sull’etichetta la scritta:
“Panorama di Napoli da Castel S.Elmo, tempo di fruizione minimo
5 minuti”. |
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The bridge |
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Antonella Raio |
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L’opera “the
Bridge” è una scultura video performativa che ha come finalità
la nascita di un luogo non luogo creato per un “INCONTRO”. Due
culture complementari in un cammino, reale/virtuale, si
confronteranno grazie al mezzo della tecnologia, in un luogo
lontano dal loro vissuto. La tecnologia in questo periodo
storico ha totalmente cambiato il rapporto uomo/natura, aprendo
le porte a nuove concezioni del “SE”. Un “Se” che può vivere
contemporaneamente in più luoghi, un “Se” che perde il suo
spazio privato per manifestarsi in uno spazio virtuale fatto di
codici binari infiniti. “The Bridge” vuole usare la tecnologia
nel suo manifestarsi quotidiano, vuole usare le stesse tecniche
mediatiche che vediamo nei vari reality show cercandone una
nuova finalità . Napoli è la città del contrasto, in cui vivono
in un’eterna guerra fredda due culture opposte terribilmente
forti. Le due culture di Napoli percorrono le stesse strade,
respirano la stessa aria, annusano lo stesso odore di cibo che
si diffonde per i decumani maggiori della città, ma pur essendo
parte di uno stesso territorio generante, queste due culture
hanno regole sociali divergenti, e tali divergenze confluiscono
in un allontanamento che genera l’immobilità della città.
L’opera “The Bridge” non vuole altro che un incontro tra queste
culture. Inizialmente l’opera vedrà il Castel Sant’ Elmo e la
periferia est di Napoli messe a confronto in un inconsapevole
cedersi il posto, lo spettatore camminando per le navate di
Castel Sant’Elmo si troverà catapultato in uno scorcio
prospettico di periferia, proiettato in gradi dimensioni su uno
dei muri del castello. Grazie ad una telecamera, un video
proiettore e una linea telefonica, lo spettatore vedrà realmente
ciò che succede nella periferia est di Napoli, e viceversa nella
periferia Est di Napoli uno spettatore, camminando indifferente
nel suo quartiere, si troverà catapultato in uno scorcio
prospettico di Castel Sant’Elmo, proiettato sulla facciata di
un bianco palazzo. L’opera sarà completata grazie al mezzo
dell’interattività, due scale saranno fissate nei punti
prospettici delle proiezioni, la sola presenza di una scala non
lascia spazio a fraintendimenti, gli spettatori saranno invitati
a percorrerla, ma il cammino che i loro occhi vedranno è quello
opposto: lo spettatore che fruisce l’opera a Castel Sant’Elmo
percorrerà una salita avendo come meta finale la sua proiezione
opposta, cioè la periferia, e viceversa lo spettatore in
periferia avrà come meta finale la proiezione di Castel Sant’Elmo.
Grazie alle moderne tecnologie interattive il percorso fatto
dagli spettatori verrà visto in contemporanea nel luogo opposto,
al fine di far incontrare gli spettatori realmente in un luogo
non luogo. Ciò che accadrà in questo incontro sarà dettato dal
caso, si potrà assistere a una semplice presentazione, a un
guardarsi negli occhi, potrebbe succedere che le due parti si
offendano o nel peggiore dei casi si lascino indifferenti. Di
certo entrambe le culture saranno cautelate da una distanza
reale, ma ciò che sentiranno nel percorrere quella scala sarà
puro sentire e difficilmente dimenticheranno il loro volto
opposto. “The Bridge” potrebbe diventare un portale, un accesso
spazio temporale tra due mondi. Aver adottato il nome “The
Bridge” all’opera ne completa il significato, se immaginiamo di
guardare a volo d’uccello l’incontro delle due scale nello
spazio virtuale delle due proiezioni, noteremmo che le scale
combaciano perfettamente, quest’unione le trasforma in un ponte
che vive solo in un luogo altro da noi, un luogo creato dall'
artificiale per rimettere in moto il “naturale”. |
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26 letters |
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Cristiano
Tassinari |
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Il progetto che
presento prende le mosse dall'utilizzo della fortezza come
carcere, ricordo tra le molte la carcerazione del filosofo
Tommaso Campanella, i patrioti napoletani, fiancheggiatori del
partito comunista e, dopo la resa, i fascisti. La fortezza è stata
nel corso dei secoli espressione del potere come luogo di
detenzione in accordo con le alterne vicende storico-politiche.
Ai prigionieri era proibito comunicare tra loro, ma trovarono
tuttavia un modo per farlo, crearono un codice “TAP CODE” che
rende possibile trasmettere messaggi lettera per lettera. Il tap
code consiste in cinque file di cinque lettere e rappresenta
tutte le lettere dell'alfabeto latino. Ogni lettera è comunicata
attraverso il picchiettio di due numeri, il primo indica la fila
orizzontale ed il secondo quella verticale. Più recentemente
l'impiego del codice tap code o quadrato di Polibio, si ritrova
nel cifrario nichilista usato dai nichilisti russi sia per
secretare i loro messaggi sia come forma di comunicazione
durante la prigionia sotto l'epoca degli zar. L'importanza della
comunicazione nella condizione di reclusione ha un peso
psicologico morale inimmaginabile per il mantenimento della
Persona. In particolar modo vedo questo progetto come
materializzazione empatica del dramma a cui è sottoposto
l'individuo in assenza di libertà. Penso in particolar modo alle
lettere dal carcere di Antonio Gramsci. Il progetto si compone
di due elementi, A: tavola alfabetica “tap code” di 2,5 x 2,5
metri (misure da verificare in funzione agli spazi disponibili)
in neon verde. B: un'installazione sonora con messaggi tap code
provenienti da carcerati attualmente rinchiusi in istituti di
detenzione. Con questo lavoro, ratifico un fatto, pongo la
condizione della carcerazione come esperienza estrema dove la
forza dello spirito trionfa attraverso le avversità. |
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L’opera vincitrice sarà realizzata e presentata in una mostra nella
prossima primavera, l’esposizione darà visibilità anche ai dieci
finalisti e segnalerà tutti i partecipanti. |
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Scarica Comunicato Stampa in Adobe .pdf |
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